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    Anatomia,  Apparato digerente

    Enteroglucagone

    L’enteroglucagone è un polipeptide a 100 aminoacidi che ha struttura ed effetti biologici simili a quelli del glucagone pancreatico. Per questo ormone è stato anche proposto il nome di glicentina. Gli elementi produttori di enteroglucagone sono denominati cellule L e presentano una struttura distinguibile da quella delle cellule A che producono il glucagone pancreatico. Si trovano alla massima concentrazio­ne nell’ileo, ma sono anche presenti nella muco­sa del digiuno, di tutto l’intestino crasso e, in minor numero, del duodeno. Si tratta di tipiche cellule basigranulose provviste di granuli argiro­fili. Al pari del glucagone pancreatico, l’enteroglucagone stimola la glicogenolisi epatica, con aumento conseguente della glicemia. Curiosità Il nome “glicentina” deriva da GLI…

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    Vasi e nervi della faringe

    La principale arteria per la faringe è la farin­gea ascendente, ramo della carotide esterna; al­tri rami provengono dalla palatina ascendente e dalla tiroidea superiore (rami della carotide esterna). Le vene sono organizzate in due plessi intramurali, uno superficiale e uno profondo. Questi plessi sono drenati da numerose vene faringee che, a diversa altezza, sono affluenti della giu­gulare interna. I linfatici, che formano una rete nella lamina propria della mucosa e un’altra nella tonaca muscolare, si riuniscono poi in diversi collettori che vengono distinti in posteriori, laterali e antero-inferiori. I linfatici posteriori vanno ai lin­fonodi cervicali profondi, satelliti della vena giugulare interna. I linfatici laterali vanno ai linfonodi cervicali profondi che…

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    Nervi dello stomaco

    I nervi dello stomaco sono rappresentati dai nervi vaghi del parasimpatico bulbare e da rami dell’ortosimpatico toraco-lombare. I nervi vaghi destro e sinistro formano sotto la tonaca sierosa, in prossimità della piccola curvatura, due plessi: il plesso gastrico anteriore che fornisce rami alla parete anteriore e il plesso gastrico posteriore che innerva la parete posteriore. I rami dell’ortosimpatico che provengono dal 5° all’8° segmento toracico del midollo spinale si portano al plesso celiaco; da questo, fibre postgangliari seguono l’arteria gastrica sinistra lungo la piccola curvatura e le arterie gastroepiploiche lungo la grande curvatura, formando due plessi: il plesso gastrico superiore e il plesso gastrico inferiore. I rami nervosi parasimpatici e…

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    Cavità viscerale

    Sollevando il grande epiploon si osserva un vasto setto trasversale costituito dal mesocolon trasverso, grazie al quale la cavità viscerale vie­ne suddivisa in due spazi, uno sovramesocolico (in cui si trovano lo stomaco, il primo tratto del duodeno, il fegato e la milza) e uno sottomesocolico (in cui si trova la maggior parte del­la matassa intestinale). Lo spazio sottomesocolico viene inoltre sepimentato inferiormente da un altro setto analogo al precedente, costituito dal mesocolon ileopelvico che divide lo spazio sottomesocolico stesso dal piano pelvico. Articolo creato il 15 agosto 2011. Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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    Forma dei denti

    Nella corona di tutti i denti si riconoscono una superficie (o margine) masticatoria, una faccia vestibolare (volta verso il vestibolo della bocca), una faccia linguale (volta verso la cavità buccale propriamente detta) e due facce di contatto (volte verso lo spazio interdentale). Queste fac­ce vengono denominate mesiale e distale, per in­dicare rispettivamente quella più vicina o più lontana rispetto al piano di simmetria (piano sa­gittale mediano). Denti incisivi La corona degli incisivi ha forma di cuneo o piramide quadrangolare, appiattita dall’avanti in dietro. Il margine masticatorio è tagliente, le facce di contatto sono triangolari, la faccia la­biale è leggermente convessa, la faccia linguale è leggermente concava e presenta, in prossimità…

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    Colecistochinina (o pancreozimina)

    La colecistochinina (o pancreozimina, CCK) è un polipeptide a 33 aminoacidi prodotto dalle cellule I localizzate in maggior numero nella mucosa del duodeno e del tratto superiore del digiuno (sia nell’epitelio di rivestimento dei villi che nelle ghiandole intestinali). Le cellule I so­no ricche di granuli argirofobi. L’ormone sti­mola la secrezione esocrina del pancreas e inol­tre la motilità gastrica, intestinale e delle vie biliari. Articolo creato il 15 agosto 2011. Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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    Motilina

    La motilina è un polipeptide a 32 aminoacidi prodotto da una sottopopolazione di cellule enterocromaffini (EC) denominate EC2. Si trat­ta di cellule ricche di granuli fortemente argiro­fili, che sono concentrate soprattutto nella mu­cosa duodenale e digiunale. Nelle stesse cellule si riscontra un elevato contenuto in 5-idrossitriptamina (o serotonina). La motilina provoca un aumento della motilità e dell’attività secretiva a livello gastrico. Articolo creato il 15 agosto 2011. Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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    Peptide inibitore gastrico

    Il peptide inibitore gastrico (GIP) aumenta nel suo tasso ematico a seguito di un pa­sto lipidico o glucidico. È un polipeptide di 43 aminoacidi prodotto dalle cellule K che si trova­no in massima concentrazione nella mucosa di­giunale e, in minor numero, nella mucosa duo­denale. I granuli delle cellule K sono di forma tondeggiante, grandi (350 nm) e presentano un nucleo osmiofilo, argirofobo, immerso in una matrice densa fortemente argirofila. Gli effetti del GIP sono molteplici: inibisce la motilità e l’attività secretiva gastrica, stimola la secrezione intestinale e stimola inoltre la secre­zione di insulina e di glucagone da parte delle cellule endocrine del pancreas. Articolo creato il 15 agosto 2011. Ultimo…

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    Legamenti triangolari

    I legamenti triangolari derivano dall’accollamento dei due foglietti del legamento coronario in corrispondenza delle sue estremità destra e sinistra. I le­gamenti triangolari aderiscono da un lato e dal­l’altro al fegato. Il legamento triangolare destro è meno esteso del sinistro e può anche mancare. Il legamento triangolare sinistro va dalla fossa della vena cava fino all’estremità sinistra del fe­gato; tra le due lamine che lo formano si trova­no vasi linfatici e vene epatiche accessorie. Articolo creato il 15 agosto 2011. Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.