Asfissia da spazio confinato

L’asfissia da spazio confinato è un’asfissia che si realizza qualora uno o più individui si trovino chiusi in uno spazio confinato e di piccole dimensioni senza possibilità di ricambio d’aria. È il caso, ad esempio, di bambini che restano chiusi in cassapanche ma anche di situazioni in cui molte persone si radunino in luoghi dove non c’è ricambio d’aria. La morte può interessare anche soggetti che cercano di salvare le persone rinchiuse, giungendo in un ambiente privo d’ossigeno. Stessa cosa per individui che entrano in container carichi di grano (o altre graminacee) che consuma ossigeno cedendo anidride carbonica.
Non rientra tra le asfissie medico-legali classicamente intese in quanto non è meccanica e non è violenta.
Le prime manifestazioni si rendono evidenti quando l’ossigeno contenuto nell’a­ria scende al di sotto del 7%; la morte sopraggiunge se tale percentuale si abbassa ulteriormente al di sotto del 3%.
È una forma lenta di asfissia, in cui, agli effetti nocivi della carenza di ossigeno, si aggiungono quelli legati all’eccesso di anidride carbonica ed all’aumento della temperatura ambiente.
La diagnosi si pone in base ai segni generali di asfissia, tra i quali frequente è il riscontro dell’edema polmonare.
È spesso accidentale; ne sono vittime bambini che si chiudono per gioco in arma­di, casse, spazi angusti, gli adulti bloccati nei sotterranei di stabili crollati, nei sommergibili affondati, nelle miniere parzialmente crollate.
L’omicidio di vittime adulte per confinamento è raro, mentre spesso l’infanticidio è commesso nascondendo il neonato in sacchetti, scatole, bauli ecc..
Il suicidio è evento eccezionale.

Articolo creato il 31 gennaio 2014.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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