Coltura di cellule

Una coltura di cellule può essere ottenuta fondamentalmente con due metodi: impiegando un frammento di tessuto o una sospensione di cellule isolate.
Il primo metodo consiste nel porre un frammento di tessuto o di organo sul fondo del recipiente di coltura oppure sopra o nell’interno di un mezzo solido costituito in genere da coagulo di plasma ed estratto embrionale. Esistono vari recipienti di vetro o di plastica per allestire le colture; i metodi più usati sono quelli della goccia pendente, delle bottiglie di Carrell, dei tubi rotanti, delle bottiglie a T e delle capsule di Petri.
La coltura così allestita viene posta in termostato a 37 °C; dopo un periodo di latenza di parecchie ore, le cellule situate alla periferia del frammento espiantato iniziano a migrare e a dividersi e in pochi giorni si forma attorno al frammento un’area di migrazione e di moltiplicazione cellulare. Dopo un certo periodo di tempo, la coltura deve essere trasferita in un nuovo recipiente contenente mezzo nutritivo fresco.
Il metodo di coltura di sospensioni di cellule isolate è largamente usato. La sospensione cellulare è ottenuta incubando per 10-20 minuti frammenti di tessuti in una soluzione di tripsina a 37 °C. Per la sua azione proteolitica la tripsina dissocia il tessuto nelle cellule costitutive, dando così una sospensione di cellule libere, isolate le une dalle altre. La sospensione cellulare contenente la tripsina viene quindi centrifugata. Le cellule sedimentano sul fondo della provetta mentre la soluzione di tripsina si separa al di sopra delle cellule formando il cosiddetto sopranatante; questo viene gettato e le cellule sono risospese in un liquido nutritivo. La nuova sospensione cellulare è quindi introdotta in un adatto recipiente ed incubata in termostato a 37 °C; si usa comunemente una bottiglia di vetro o di plastica a pareti piane o una capsula di Petri.
Durante le prime ore di incubazione, le cellule sospese nel liquido sedimentano sul fondo del recipiente ed aderiscono alla sua superficie. In tali condizioni le cellule si dividono aderendo direttamente alla superficie di vetro o di plastica del contenitore e formano uno strato monocellulare. Per alcuni tipi cellulari è più facile ottenere l’adesione al fondo del recipiente di coltura se questo viene ricoperto da uno strato di collagene. Quando lo strato monocellulare è continuo, le cellule smettono di dividersi (per inibizione da contatto). Il liquido nutritivo deve essere rinnovato una o due volte durante la settimana.
Le colture fatte con cellule prelevate direttamente da un tessuto sono dette colture primarie. Per alcuni tipi cellulari è possibile ottenere colture secondarie che si preparano trasferendo in un altro recipiente cellule di una coltura primaria.
Abitualmente le cellule in coltura si dividono un numero limitato di volte e quindi muoiono. Tale limitazione della capacità proliferativa in vitro riflette ciò che normalmente accade in vivo dove il processo di invecchiamento è anche espressione della progressiva riduzione della capacità delle cellule di dividersi. Occasionalmente alcuni tipi cellulari non perdono la capacità di dividersi in vitro e possono essere coltivati per tempi indefiniti. È così possibile ottenere linee cellulari che possono essere conservate a -70 °C mantenendo inalterate vitalità e caratteristiche funzionali.

Articolo creato l’8 marzo 2010.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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