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    Istologia,  Tessuto osseo

    Osso compatto (o denso)

    L’osso compatto appare sottoforma di una massa solida continua. Osservando al microscopio sottili sezioni trasversali e longitudinali di diafisi di osso lungo macerato, è possibile osservare che la sostanza ossea è attraversata da numerosi canali longitudinali, o talora obliqui: sono i canali di Havers. Una seconda categoria di canali, di calibro inferiore, attraversano l’osso obliquamente o perpendicolarmente al suo asse maggiore, connettendosi con i canali di Havers, e si aprono alle superfici periostale ed endostale: sono i canali di Volkmann. Piccoli vasi sanguigni e nervi penetrano dall’endostio e dal periostio nei canali di Volkmann e da questi nei canali di Havers. I canali di Havers e di Volkmann, quindi, sono…

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    Coltura di organi (od organotipica)

    La coltura di organi (od organotipica) è impiegata soprattutto per ricerche embriologiche. La tecnica consiste nell’asportare dall’organismo l’abbozzo di un organo embrionale o un frammento di organo adulto rispettando il più possibile la normale architettura e l’integrità della superficie. L’organo viene quindi posto in un recipiente idoneo su un mezzo nutritivo che è per lo più un mezzo solido costituito da plasma coagulato di pollo o da agar, con l’aggiunta di estratto embrionale. La coltura viene quindi mantenuta in termostato a 37 °C. In tali condizioni l’organo embrionale può mantenersi in vita per molti giorni e si sviluppa e si differenzia secondo modalità simili a quelle che si verificano nell’embrione…

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    Istologia,  Tessuto osseo

    Periostio

    Il periostio è la membrana connettivale fibro-elastica, riccamente vascolarizzata, che aderisce tenacemente alla superficie esterna delle ossa. Tale lamina è assente a livello delle superfici articolari e nelle zone di inserzione dei tendini e dei legamenti. Microscopicamente è possibile distinguere due strati: uno strato esterno, fibroso e compatto, povero di cellule ma ricco di vasi, ed uno strato interno profondo più lasso, più ricco di cellule e contenente un’estesa rete capillare e fibre elastiche.

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    Istologia,  Tessuto muscolare

    Miofibrille

    Le miofibrille sono visibili al microscopio ottico come esili filamenti fittamente stipati tra loro che riempiono quasi tutto il citoplasma. Al microscopio elettronico le miofibrille risultano costituite a loro volta da filamenti più esili, denominati miofilamenti, raccolti in fascio. I miofilamenti sono di due tipi: spessi e sottili. I miofilamenti spessi sono costituiti da una proteina fibrosa, detta miosina, e da alcune proteine accessorie (proteine M e proteine C) I miofilamenti sottili sono costituiti principalmente da actina, nonché da tropomiosina e troponina. La miosina e l’actina sono i due costituenti principali delle miofibrille ed interagiscono tra loro in presenza di ATP per formare il complesso actomiosina: l’interazione di queste due…

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    Metodo di Pappenheim-Unna

    Il metodo di Pappenheim-Unna è utilizzato per lo studio delle plasmacellule e fa uso di una miscela colorante a base di verde di metile (basico, acidofilo) e di pironina (acida, basofila). Il primo colore conferisce al nucleo una tonalità verde-bluastra, mentre il secondo tinge il citoplasma in rosso vivo e l’arcoplasma in rosa. L’affinità del citoplasma per la pironina è dovuta alla componente ribosomiale dell’ergastoplasma. Articolo creato l’8 marzo 2010. Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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    Istologia,  Sangue

    Eritropoiesi

    L’eritropoiesi è stimolata da un fattore ormonale, di natura glicoproteica, detto eritropoietina (EPO), il cui gene è localizzato sul cromosoma 7; in misura minore è prodotta anche dal fegato e dal cervello.Quando diminuisce la concentrazione di emoglobina (ad esempio, per anemia) e si abbassa la tensione superficiale di ossigeno nei tessuti, a livello renale le cellu­le interstiziali peritubulari producono eritropoietina. In realtà non si sa se il rene produce direttamente eritropoietina o eritrogenina, un fattore che reagisce con un substrato proteico plasmatico di origine epatica, detto eritropoietinogeno, per formare eritropoietina attiva. In presenza di anemia o ipossiemia, la sintesi renale di eritropoietina aumenta rapidamente di 100 volte o più, i…

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    Istologia,  Tessuto muscolare

    Tropomiosina

    Come l’actina, la tropomiosina è una proteina filamentosa; è lunga 38,5 nm. Ciascuna molecola di tropomiosina si estende su una lunghezza di 7 monomeri di G-actina lungo gli spazi della molecola di F-actina, per una lunghezza che corrisponde a mezzo giro del filamento di actina. Nel muscolo scheletrico la tropomiosina è composta da due subunità, alfa e beta, che sono presenti in rapporti diversi nei diversi tipi di muscolo.

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    Colorazione tricromica di Mallory

    La colorazione tricromica di Mallory serve sia per la colorazione del connettivo collageno, sia per allestire preparati d’insieme.  Viene fatto uso di tre coloranti: la fucsina acida che tinge in rosso i nuclei, l’azzurro di anilina o il blu di metilene che conferisce al connettivo collageno una tonalità azzurra, e l’orange G (acido, basofilo) che colora i citoplasmi in arancione. La fissazione dell’azzurro di anilina o del blu di metilene al collageno si effettua a mezzo dell’azione mordenzante esercitata dall’acido fosfomolibdico. Colorazione tricromia di Mallory (fonte: Immagini di istopatologia) Articolo creato l’8 marzo 2010. Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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    Istologia,  Tessuto muscolare

    Troponina

    La troponina è una proteina globulare composta di tre subunità (C, T ed I) che giace a cavalcioni della molecola di tropomiosina, a breve distanza dall’estremità di quest’ultima.  La troponina C (Tn-C) lega gli ioni calcio. La troponina T (Tn-T) si lega al complesso tropomiosina. La troponina I (Tn-I) ha una funzione inibitoria. Il complesso troponina-tropomiosina regola la contrazione del muscolo scheletrico. Articolo creato l’8 marzo 2010. Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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    Istologia,  Tessuto muscolare

    Fibra muscolare liscia

    Le fibre muscolari lisce sono elementi lunghi e fusiformi con la parte centrale, contenente un nucleo allungato, più spessa e le estremità assottigliate. La loro lunghezza varia da 5 µm, nella parete dei piccoli vasi sanguigni, a 500 µm e oltre nell’utero in gravidanza.

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