Cute della mammella

La cute della mammella è delicata e distendibile, modificandosi anche notevolmente in rapporto alle variazioni di volume dell’organo che sono legate alla funzione. La sua sottigliezza e la conseguente trasparenza consentono spesso d’intravedere il sottostante reticolo venoso, talora particolarmente sviluppato.
In generale, la cute della mammella non presenta, a livello epidermico e dermico, particolarità strutturali tali da differenziarla rispetto a quella delle restanti zone dell’apparato tegumentario.
L’ipoderma, invece, può essere distinto in uno strato superficiale ed uno profondo.

  • Lo strato superficiale, caratterizzato dalla presenza di tessuto adiposo, ricopre la ghiandola mammaria fino ai margini dell’areola e viene suddiviso in logge e lobuli da tralci connettivali (o retinacula) che sono estesi tra la faccia anteriore della ghiandola stessa e il derma.
  • Lo strato profondo presenta scarso tessuto adiposo; esso è tuttavia sufficiente a permettere lo scorrimento della ghiandola sulla fascia superficiale del muscolo grande pettorale e, più lateralmente, su quella del muscolo dentato anteriore. Il piano di tessuto connettivo lasso che si viene in tal modo a delimitare è detto spazio retromammario.

La cute dell’areola, fine e liscia solo nelle fasi di riposo funzionale, contiene, a livello dell’epidermide, una quantità notevole di melanina, mentre il derma appare particolarmente ricco di tessuto elastico; dal derma si distaccano fasci di connettivo (retinacula) che attraversano l’ipoderma e penetrano nel contesto del corpo ghiandolare suddividendolo in lobi e lobuli.
Le papille dermiche, disposte irregolarmente o in serie circolari, sono corredate di rudimentali complessi polisebacei. Esse presentano dimensioni sempre maggiori avvicinandosi all’apice del capezzolo e determinano sull’areola sporgenze bottonute. In gravidanza, queste sporgenze si ipertrofizzano, formando rilievi irregolari detti tubercoli di Montgomery.
Tra i dotti galattofori del corpo ghiandolare si trovano alcune grosse ghiandole sebacee non connesse a follicoli piliferi. La loro struttura è analoga a quella delle omonime ghiandole di altre regioni ma, in questa zona, esse contengono melanociti che contribuiscono alla pigmentazione del capezzolo.
Nell’areola, infine, si trovano ghiandole sudoripare eccrine e apocrine di volume cospicuo, nonché 10-15 ghiandole areolari (di Montgomery) che vengono considerate come ghiandole mammarie rudimentali; la loro struttura appare infatti come una forma di transizione tra quella delle ghiandole sudoripare eccrine e quelle delle ghiandole mammarie. La secrezione delle ghiandole areolari è oleosa e fornisce una protezione lubrificante alla cute areolare e al capezzolo durante l’allattamento.
La zona areolare è caratterizzata dalla presenza di fasci muscolari lisci spiraliformi nella profondità del derma; altri fasci, radiali, si portano dalla periferia verso la base del capezzolo, ne raggiungono l’apice e si dispongono intorno ai dotti galattofori e ai vasi sui quali si inseriscono mediante piccoli tendini. Nell’insieme, le fibre muscolari circolari e quelle radiali costituiscono il muscolo areolare la cui contrazione determina una spremitura dei dotti ghiandolari.

La cute del capezzolo si presenta pigmentata e di superficie rugosa per la presenza di papille e di fossette tra le quali si aprono i dotti escretori della ghiandola mammaria, ossia i dotti galattofori, e numerose ghiandole sebacee.
All’apice del capezzolo, inoltre, si trovano i corpuscoli di Winkelmann, organi nervosi costituiti da terminazioni libere varicose che sono organizzate a spirale attorno ai dotti galattofori.

Articolo creato il 13 luglio 2011.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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