Classificazione delle reazioni avverse

Per semplicità, le ADR sono classificate in 3 tipi:

  • Tipo A (A = aumento)
  • Tipo B (B = bizzarro)
  • Tipo C (C = complesso)

Le ADR di tipo A (tra queste rientrano gli effetti collaterali) sono le più frequenti (80%) e si possono manifestare in pazienti predisposti già alle dosi terapeutiche. Sono in funzione della dose: più è alta, più è facile che si manifestino queste reazioni. Sono reazioni comuni, con percentuali variabili dal 25 al 40%  fino al 100% dei pazienti per i farmaci antitumorali; sono prevedibili e spesso evitabili usando dosaggi più bassi per il singolo paziente o specifiche precauzioni d’uso.
Possono rappresentare:

  • Un eccesso dell’azione farmacologica principale (per esempio, sonnolenza da benzodiazepine).
  • Un effetto collaterale secondario (per esempio, sonnolenza da antistaminici, stipsi da morfina).
  • La conseguenza di interazioni farmacologiche (emorragia causata da spiazzamento da anticoagulanti orali dal legame con le proteine plasmatiche a seguito della somministrazione di FANS o sulfamidici).

Sebbene l’incidenza e la morbilità di queste reazioni siano elevate, raramente mettono in pericolo la vita del paziente.

Le ADR di tipo B sono in genere associate a condizioni predisponenti individuali. Queste reazioni sono imprevedibili perché conseguenza della genetica individuale. Raramente sono dose-dipendenti e si basano su meccanismi allergici, immunologici o idiosincrasici.

Le ADR di tipo C rappresentano l’aumento della frequenza di un evento spontaneo (ad esempio un tumore) in una popolazione trattata in confronto alla frequenza nei pazienti non trattati. Ad esempio, si valuta la morte improvvisa in pazienti cardiopatici in terapia con antiaritmici, il suicidio nella depressione o nella schizofrenia, la formazione di calcoli biliari e la trombosi in donne che assumono contraccettivi orali.
Il meccanismo di queste reazioni rimane incerto e possono avvenire in qualsiasi momento, poco dopo o molto tempo dopo dalla somministrazione del farmaco.
Rispetto alle ADR di tipo B hanno una maggiore frequenza ma una relazione temporale meno ovvia; come le ADR di tipo B sono difficili da studiare.

Un’altra classificazione delle ADR è data dalla gravità:

  • Lieve: non richiede nessun antidoto, né terapie suppletive, né ricovero ospedaliero.
  • Moderata: richiede una riduzione della dose del farmaco con un ricovero o un trattamento specifico.
  • Grave: quando è potenzialmente pericolosa per la vita e richiede la sospensione del farmaco.
  • Mortale: quando è responsabile direttamente o indirettamente della morte del paziente.

Le reazioni avverse possono anche essere distinte in prevedibili e imprevedibili. Le ultime sono assai più pericolose. Le prevedibili sono dovute a sovradosaggio (errore di posologia), ad effetti collaterali, ad interazioni farmacologiche.
Le imprevedibili sono: l’intolleranza, l’idiosincrasia, le reazioni allergiche (immuno-mediate), le reazione pseudoallergiche (mediate da sostanze rilascianti istamina e istamino-simili). Le reazioni allergiche a seconda del grado di gravità che comportano possono portare alla richiesta di una terapia fondamentale per combattere queste reazioni avverse, impongono la riduzione del trattamento con quel farmaco, e lasciando prevedere che se il farmaco viene riproposto nel paziente si possono manifestare queste reazioni non desiderate.

Articolo creato il 22 febbraio 2010.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

Articolo utile? Condividilo!
RSS
Seguimi con e-mail
Facebook
Google+
https://www.medicinapertutti.it/argomento/classificazione-delle-reazioni-avverse/
Twitter
Precedente Muscolo retto laterale della testa Successivo Enterociti