Ghiandola mammaria

La ghiandola mammaria è una ghiandola tubulo-alveolare composta, costituita da 15-20 lobi immersi in tessuto adiposo e sepimentati da lamine connettivali organizzate in una rete tridimensionale. Ogni lobo è a sua volta composto da numerosi lobuli contenenti le unità secernenti ghiandolari, gli alveoli, massimamente sviluppati durante la lattazione.
Ogni lobo ghiandolare fa capo ad un proprio dotto escretore (o dotto galattoforo), di diametro di qualche decimo di mm, che, all’interno del lobo stesso si divide più volte dicotomicamente (in due parti) nei dotti lobulari che raggiungono i singoli lobuli. I dotti lobulari proseguono poi nei condotti alveolari che appaiono caratterizzati da evaginazioni parietali (alveoli) e si immettono infine in gruppi di alveoli terminali.
In superficie, invece, i dotti galattofori convergono verso il capezzolo dopo essersi dilatati in ampolle (o seni galattofori), di diametro di 2-3 mm, che rappresentano serbatoi di riserva per il latte.

La parete degli alveoli, delimitata da una membrana basale, è formata da due tipi di cellule: cellule mioepiteliali e cellule secernenti.

  • Le cellule mioepiteliali, di forma irregolare con prolungamenti ramificati, sono a contatto con la lamina basale e formano una sorta di canestro contrattile alla periferia degli elementi secernenti che determina il passaggio del latte dagli alveoli all’interno dei dotti.
  • Le cellule secernenti hanno forma cubica o cilindrica secondo l’attività della ghiandola e presentano un nucleo centrale e un citoplasma basofilo in sede profonda).

La parete dei dotti galattofori è costituita, in prossimità dello sbocco in superficie, da epitelio pavimentoso stratificato non corneificato; in direzione degli alveoli, invece, le pareti delle successive ramificazioni dei dotti galattofori presentano un epitelio dapprima bistratificato e, infine, un epitelio cubico o cilindrico semplice. Queste caratteristiche della ghiandola mammaria subiscono notevoli modificazioni in seguito alla gravidanza e all’allattamento.

La ghiandola mammaria della donna adulta in età fertile mostra, accanto a questa impalcatura di dotti variamente ramificati, uno stroma assai ricco. Parte di questo stroma è strettamente addossato ai duttuli (con­nettivo periduttale o mantellare) ed è presente in sede intralobulare. Assai più abbondante è il connettivo che non ha diretto rapporto con l’epitelio (connettivo interlobulare). Que­sto costituisce un’impalcatura che emana dal derma e si espande profondamente confondendosi in parte col connettivo sottocutaneo.
Il connettivo periduttale è da intendere come tonaca propria del dotto ghiandolare e si distingue dall’adiacente connettivo fibroso interlobulare perché è costi­tuito da fibre collagene addensate con un’abbondante componente di connettivo elastico.
Il connettivo intralobulare è, invece, assai esile, con fibrille collagene retico­lari, e contiene abbondante sostanza fondamentale ricca in mucopolisaccaridi acidi. Tale connettivo presenta un grado di imbibizione acquosa varia. Essa è maggiore durante il periodo premestruale e a questo fenomeno si attribuisce la tensione mammaria premestruale.
Nella donna adulta mestruata il volume totale della ghiandola mammaria varia dunque in relazione alla quantità di connettivo e soprattutto di tessuto adiposo e alla quantità di tessuto epiteliale. I diversi lobuli sono variamente voluminosi, in relazione anche a una diversa sensibilità degli stessi a stimoli endocrini.

Ghiandola mammaria maschile Il minor sviluppo della ghiandola mammaria maschile rispetto a quella femminile è dovuto soprattutto ad un mancato sviluppo dei lobuli in relazione alla carente increzione estrogenica. La struttura è caratterizzata da scarsi dotti immersi in connettivo fibroadiposo.
Il mancato sviluppo dei lobuli dei maschi sarebbe da porre in relazione ad un’azione di ormoni androgeni, in fasi precoci di sviluppo, sul mesenchima peritubulare. Tale mesenchima andrebbe incontro ad un addensamento che impedirebbe la formazione delle gemme epiteliali da cui originano i lobuli.

Ghiandola mammaria

Struttura della ghiandola mammaria

Ghiandola mammaria di mammifero. (colorazione ematossilina-eosina). Rappresenta un annesso della cute tipico dei mammiferi, essendo deputato alla nutrizione della prole. Poco sviluppate nel maschio, nella femmina sono ben evidenti e sottoposte a notevoli trasformazioni in gravidanza e durante l’allattamento. È costituita da 15-20 lobi ciascuno dei quali è una grossa ghiandola (Gh) tubulo alveolare composta (ulteriormente suddivisa in lobuli) il cui dotto escretore terminale detto dotto galattoforo sfocia a livello del capezzolo della mammella dopo aver formato una dilatazione detta seno galattoforo. Si nota la presenza di cellule adipose (A).

Ghiandola mammaria

Particolare dell’immagine precedente visto a maggiore ingrandimento (colorazione ematossilina-eosina).
Ciascun condotto galattoforo si suddivide dicotomicamente entro il lobo formando i condotti lobulari che giungono ai lobuli. Qui i condotti si suddividono ulteriormente in dotti di calibro più piccolo (condotti alveolari) che presentano lungo la loro parete delle evaginazioni dette alveoli (Al).

L’epitelio del dotto galattoforo è pavimentoso stratificato non corneificato, nelle successive ramificazioni l’epitelio è bistratificato ed infine cilindrico semplice in prossimità dei condotti alveolari. Nelle ghiandole a riposo gli alveoli hanno un lume virtuale essendo rivestiti da cellule cubiche prive di attività secretiva. Nella ghiandola (Gh) funzionante la parete alveolare è costituita da due tipi di cellule: le mioepiteliali (si trovano all’interno della lamina basale che circonda l’alveolo e costituiscono una specie di canestro contrattile), le cellule secernenti (Cs) (sono elementi epiteliali cilindrici con nucleo centrale).

Fonte: Istituto di anatomia umana normale università degli studi di Bologna

Articolo creato il 13 luglio 2011.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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