Metalli pesanti in tossicologia

Tra i metalli pesanti normalmente presenti in natura, quelli che costituiscono un pericolo maggiore per la salu­te dell’uomo sono piombo, mercurio, arsenico e cadmio. I metalli pesanti esercitano i loro effetti tossici com­binandosi con uno o più gruppi funzionali essenziali per le normali funzioni fisiologiche.
Il complesso metallico che ne deriva (o compo­sto di coordinazione) si forma in seguito a un legame di coordinazione, nel quale entrambi gli elettroni di lega­me sono forniti dal ligando.
I metalli pesanti, in particolare quelli di transizione, possono reagire nell’organismo con li­gandi contenenti ossigeno (-OH, -COO, -OPO3H, C=O), zolfo (-SH, -S-S-) e azoto (-NH2, -NH).
Il chelato è un complesso che si forma tra un metallo pesante e un composto che contiene due o più potenziali gruppi funzionali che agi­scono da ligandi. Il prodotto di tale reazione è un anello eterociclico. I chelati più stabili sono quelli costituiti da cicli a cinque o sei membri; tali complessi, altamente stabili, si formano prevalentemente a partire da chelanti polidentati (multiligandi). La stabilità di questi derivati è di gran lunga superiore a quella dei complessi in cui il me­tallo si combina con un solo atomo del ligando.
La stabilità dei chelati varia col variare del metallo e del ligando; piombo e mercurio, per esempio, hanno una maggiore affinità per i ligandi contenenti zolfo e azoto piuttosto che ossigeno. Queste differenze stanno alla base della selettività d’azione degli agenti chelanti nell’orga­nismo.

Articolo creato il 10 marzo 2010.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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