Farmaco-accumulo

Nella pratica clinica ci si trova a dover raggiungere e mantenere per diversi giorni la concentrazione plasmatica di un farmaco nel range terapeutico. Le fasi farmacocinetiche sono le maggiori responsabili nel determinismo dei livelli plasmatici e delle loro variazioni nel tempo.
Quando si somministra un farmaco, la sua concentrazione plasmatica raggiunge un valore di picco e poi diminuisce in funzione del suo tempo di dimezzamento. Se un farmaco viene somministrato dopo un intervallo di tempo pari a 5 emivite, la nuova dose di farmaco non farà altro che sostituire quella precedente. Se l’intervallo delle dosi è inferiore alle 5 emivite, ciascuna dose va a sommarsi a ciò che è rimasto delle precedenti; la concentrazione plasmatica aumenta con possibile comparsa di fenomeni tossici per farmaco-accumulo. Interrotte le somministrazioni, l’accumulo si attenua e finisce con lo sparire in un tempo più o meno lungo secondo la natura del farmaco.
Farmaco-accumulo si può verificare anche per una ridotta eliminazione del farmaco (ad esempio, in un paziente con insufficienza renale) o per uno stato patologico che rallenta i processi metabolici epatici ed extraepatici (ad esempio, in un paziente con epatopatia). Anche la somministrazione contemporanea di più farmaci può determinare accumulo di uno di essi per interferenze di tipo farmacodinamico o farmacocinetico.

Articolo creato il 4 settembre 2010.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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