Purganti

Il razionale d’uso di un purgante osmotico consiste nel minimizzare l’assorbimento accelerando il transito dell’agente tossico nel tratto gastrointestinale. Essi sono in genere considerati sicuri, a meno che il veleno non abbia danneggiato la parete del tratto gastrointestinale. I purganti sono indicati dopo l’ingestione di compresse rivestite gastroresistenti, quando sia trascorsa almeno un’ora dall’ingestione, e per gli avvelenamenti da idrocarburi volatili. Il sorbitolo è il più efficace, ma vengono utilizzati anche il solfato di sodio e il solfato di magnesio; hanno tutti un’azione veloce e solitamente una bassissima tossicità. Il solfato di magnesio, tuttavia, deve essere somministrato con cautela a pazienti con insufficienza renale o a soggetti predisposti a sviluppare disfunzioni renali; i purganti contenenti Na+ devono essere evitati nei pazienti con scompenso cardiaco congestizio. L’irrigazione dei visceri è una tecnica che non solo favorisce la defecazione, ma elimina anche l’intero contenuto dell’intestino. Questa tecnica si avvale dell’impiego di polietilenglicole ad alto peso molecolare e di soluzione isoosmolare di elettroliti (PEG-EESS), che non modifica gli elettroliti del siero.

Articolo creato il 2 marzo 2010.
Ultimo aggiornamento: vedi sotto il titolo.

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