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La responsabilità medica per errore diagnostico

Le denunce per errori medici sono una fonte di preoccupazione costante per i professionisti. Il ricorso alle richieste di risarcimento per i casi di malpractice, infatti, è particolarmente elevato nel nostro Paese come dimostrano le statistiche. La percentuale di pazienti che lamentano lesioni ed eventi avversi è significativa e fondamentale, in questo senso, è tutelarsi dal punto di vista assicurativo per svolgere con serenità la propria attività e gestire la responsabilità medica.

L’errore nella fase diagnostica

La correttezza della diagnosi effettuata dal medico ha un ruolo centrale sia nell’ambito privatistico che pubblicistico. L’errata valutazione di una patologia può avere diverse cause, a cominciare da una raccolta poco accurata dei dati anamnestici del paziente. Conoscere nel dettaglio lo stato di salute della persona e i fattori di rischio specifici è un presupposto fondamentale per inquadrare la natura dei sintomi e valutare come procedere. Padroneggiare il quadro clinico è fondamentale anche quando si tratta di prescrivere una terapia: ad esempio, qualora sussistano specifiche allergie verso determinati principi attivi.

Ritardo diagnostico, errata diagnosi e diagnosi differenziale

Un caso molto frequente è la sottostima della sintomatologia lamentata dal paziente. Ciò, com’è noto, può dare origine a un ritardo diagnostico con conseguenze più o meno gravi, prevenibili attraverso opportuni accertamenti ed esami strumentali e di laboratorio. La discrezionalità del medico, in questo caso, è molto delicata, così come la valutazione riguardo l’effettiva urgenza di prescrivere una visita specialistica o un esame specifico.

Caso diverso è quello di un’errata diagnosi e dell’incapacità di correggere l’errore di valutazione iniziale. Particolarmente complesso è il processo della diagnosi differenziale: quello che, tramite il confronto dei sintomi e dei risultati degli esami, consente cioè di escludere le condizioni o patologie simili e di operare una diagnosi mirata.

La mancata diagnosi di malattia è il caso più diffuso ma l’errore medico può riguardare anche la cosiddetta diagnosi di patologia inesistente. Nel caso delle malattie più gravi e invalidanti, una diagnosi scorretta – smentita dai successivi controlli – può infatti comportare un forte trauma nella persona e nei suoi familiari. Un caso a parte è rappresentato dalla cosiddetta incertezza diagnostica, ovvero dal ritardo nell’accertamento della malattia: indipendentemente dall’evoluzione della malattia e dal trattamento, questa eventualità può dare origine a una richiesta di risarcimento in considerazione dello stato d’ansia e di prostrazione causato al paziente.

La condotta colposa del medico

Evitare gli errori di valutazione, evidentemente, è complesso vista l’ampia gamma di casistiche che un professionista si trova ad affrontare, a partire dal medico di base tenuto a offrire assistenza a 360°. Ma cos’è, più nel dettaglio, il danno da malpractice? Perché si verifichi la condotta colposa è necessario che si verifichi una colpa, di tipo generico o specifico. Nel primo caso si parla di imperizia, imprudenza, negligenza: nell’ordine, dovuta a scarsa preparazione professionale, alla volontà di procedere con pratiche rischiose per il paziente e alla disattenzione, ad esempio per l’errata prescrizione di un farmaco.

Nel caso della colpa specifica, invece, si ha la violazione di norme riguardanti l’attività medica e lo svolgimento delle pratiche sanitarie. Più in generale, perché la richiesta di risarcimento sia accolta, in linea con il parere del medico legale, deve esistere un nesso dimostrabile tra errore medico e danno subito dal paziente. Diversamente, il medico non può essere ritenuto responsabile di eventuali lesioni o conseguenze avverse.

Responsabilità d’équipe e consenso informato

Oltre al singolo medico, l’errore può riguardare i diversi componenti dell’équipe chirurgica. Come ha stabilito la sentenza del Tribunale di Roma del 19.9.2018, infatti, la diagnosi intra-operatoria prevede la responsabilità solidale dei componenti dell’équipe: quest’ultima non riguarda le sole mansioni affidate al medico, ma anche l’obbligo di diligenza verso l’altrui operato. Indipendentemente dal ruolo specifico rivestito dal singolo medico, dunque, tutti i membri dell’équipe sono tenuti a monitorare attentamente la cartella clinica del malato. Nel caso specifico, dall’inadempienza era scaturito un intervento inutile per la paziente, con conseguenti lesioni e postumi invalidanti.

Prima di procedere con un intervento, in ogni caso, c’è l’obbligo di informare compiutamente il paziente circa le possibili complicazioni dello stesso. Il consenso informato prevede l’obbligo per il medico di comunicare al paziente tutti i dettagli relativi agli esiti della pratica chirurgica e agli eventuali rischi. Si tratta di un diritto inviolabile della persona, sancito dalla Costituzione, che stabilisce il diritto per il paziente all’autodeterminazione e, dunque, a conoscere tutti gli aspetti del trattamento per dare la propria adesione allo stesso. La persona gode di piena libertà nell’autorizzare i trattamenti sanitari invasivi e deve conoscere le ragioni, le modalità e i rischi del trattamento, incluso il margine di successo e le possibili complicanze secondo la statistica scientifica.

L’obbligo di informazione riguarda anche gli strumenti di diagnosi: il paziente, infatti, ha diritto a sapere quali sono le dotazioni in uso alla struttura ospedaliera per lo svolgimento degli accertamenti medici. Diversamente può scattare la responsabilità del medico e della struttura stessa, nel caso il paziente non disponga degli elementi di utili per valutare l’appropriatezza degli strumenti di diagnosi.

La Rc professionale medici

La varietà di situazioni dell’errore medico rende particolarmente complesso accertare e quantificare il tipo di danno subito. A ogni modo, il risarcimento può essere richiesto anche a distanza di anni dall’evento dannoso, a maggior ragione in caso di problemi di salute emersi molto tempo dopo. La richiesta di risarcimento per diagnosi errata, inoltre, può riguardare anche i familiari e i conviventi per cui l’errore medico abbia comportato gravi conseguenze a livello emotivo e fisico.

L’evoluzione delle norme in materia di responsabilità professionale, come noto, ha un peso determinante nell’influenzare il rapporto tra medico e paziente. Un ruolo centrale, in questo senso, assume l’assicurazione Rc che tutela i professionisti sia in caso di errore diagnostico che terapeutico. L’obbligo di sottoscrivere l’assicurazione professionale riguarda sia i medici che esercitano in qualità di libero professionista che i dipendenti, consulenti e collaboratori di strutture pubbliche o private. La copertura assicurativa prevede generalmente l’esclusione per i casi di errore nella compilazione della cartella clinica e della prescrizione della terapia e altre eventualità come la diagnosi scorretta o non tempestiva.

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